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La Città di Sant'Agata de' Goti e il suo territorio

   

La città è caratterizzata da un centro storico medioevale che si è conservato, nei suoi tratti essenziali, fino ai giorni nostri. Sorge su uno sperone tufaceo tra due affluenti del fiume Isclero, il Riello e il Martorano.

La pianta della Città (Centro Storico ) è a semicerchio e misura 1 Km in lunghezza, con asse parallelo alla sponda del torrente Martorano che ha scavato una profondissima gola, particolarmente evidente nella sua parte sud-occidentale. ( tale veduta è visibile dal ponte sul Martorano) .

 Il territorio comunale, con un escursione altimetrica di 1283 metri, con un minimo di 40 ed un massimo di 1323  è delimitato a nord-est dal Massiccio del Taburno ( Parco Regionale ), a sud – est dai monti della Guardia, Mainito, Burrano, Pietrapiana e a sud –ovest dal monte Longano.

Lo stesso è ricco di acque e ne sono testimonianza i lavatoi presenti ovunque utilizzati anche in tempi recenti per lavare gli indumenti e la biancheria.

Una delle risorse idriche è rappresentata anche dall’acquedotto Carolino, costruito dal Vanvitelli per alimentare le fontane della Reggia di Caserta

Il clima è quasi sempre mite, piacevolmente fresco nelle notti estive mentre nei periodi di pieno inverno può subire infiltrazioni di venti rigidi provenienti dal nord-est , per cui la temperatura scende. Poche le nevicate e quelle abbondanti sono scritte negli annali.

Le produzioni agricole spaziano dall’olio di oliva, al vino ( interessante e tipica la varietà falanghina), alla frutta (mele e ciliegie in special modo), ortaggi, cereali e legumi.

Le campagne di Sant' Agata offrono centri agrituristici ben organizzati. Nel centro cittadino operano ristoranti, pizzerie e vari locali di intrattenimento.

A Sant’Agata de’ Goti si coltiva anche la mela annurca, frutto, piccolo e schiacciato, noto per le proprietà organolettiche ( polpa bianca compatta, acidula e profumata) citata da Plinio Il Vecchio nel suo Naturalis Historia .

L' odierno Centro Storico di Sant'Agata de' Goti fu fondato sull' attuale sito (anteriormente all' anno 1000) perché più al sicuro dalle incursioni barbariche e certamente non lontano dall'antico sito della città sannitica Saticula.

 

C E N N I     S T O R I C I

Saticula era nota nell’antichità tanto che partecipò attivamente alla prima e alla seconda guerra sannitica.

Nella prima guerra sannitica il console romano M. Valerio Corvo vinse presso il monte Barbaro (mons Gaurus), mentre l'altro console A. Cornelio Cosso cadde in un'imboscata presso Saticula (Sant'Agata dei Goti) e si salvò solo per il coraggio di P. Decio Mure.

Per anni, si è discusso se questa guerra ci fosse stata veramente. Ad oggi risulta abbastanza attendibile.

I romani erano troppo interessati alle regioni occupate dai sanniti e cominciarono a fondare colonie e costruire strade, tra le quali la via Latina e  la via Appia, che andavano verso la direzione meridionale. Le mire espansionistiche di Roma divennero più forti quando la plebe comincia ad avere maggior potere e si forma una nuova classe politica che ha sempre più maggiori ambizioni. Roma era uscita molto più forte dalla guerra con i latini ed aveva circondato i sanniti in una morsa, alleandosi con l'invasore spartano.
Nel 326 a.C. i sanniti entrarono a Neapolis, per proteggere una fazione politica a loro favorevole. Capua, colonia romana, si sentiva minacciata, per cui l'esercito romano corse in difesa, non rispettando di nuovo gli accordi di pace siglati in precedenza.
Nel 321 a.C. i due consoli romani riunirono gli eserciti ed invasero il Sannio, muovendosi  dalla Campania e dirigendosi verso i Caudini, attraversando una zona montuosa, impervia ed adatta per le imboscate nemiche. 
Le legioni romane rimasero intrappolate all'interno di una gola circondata dai sanniti e fu la disfatta. Ai romani venne imposto di rispettare i patti siglati in precedenza ed i circa 15.000 soldati subirono l'onta di essere spogliati e fatti passare sotto il giogo (forche Caudine ) .
Le molte e cospicue testimonianze archeologiche rinvenute, di recente nei pressi di Faggiano,  avvalorano tale leggenda. La stessa dislocazione demografica nei tanti borghetti dell' area, potrebbe essere stata la conseguenza della dispersione della popolazione locale dopo la definitiva assoggettazione ai romani

 Nel 313 a.C., Saticula,  fu presa dai romani che ne fecero una colonia e fino alla seconda guerra punica rimase fedele a Roma.

La città  di Sant'Agata de' Goti successivamente venne presa dai Longobardi, e fece parte del Ducato di Benevento

Nel X secolo divenne sede Vescovile.

Nel 1038 vi si rifugiò Pandolfo IV di Capua, insieme al Vescovo Basilio di Montecassino, per sfuggire a Corrado II, ed aiutato dai Bizantini  vi si difese per nove anni.

Nel 1066 se ne impadronirono i Normanni  e nel 1230  passò al Papato sotto Papa Gregorio IX. Successivamente appartenne ai conti di Caserta  i quali all'inizio del XIV secolo   la vendettero  al provenzale Isnard de Pontèves.

Nel 1343 fu concessa a Carlo Artus, figlio naturale del re Roberto III d'Artois.

Dal 1400 in poi appartenne a varie famiglie feudali;  prima ai Della Ratta, poi dal 1528 agli Acquaviva, quindi  ai Cosso   fino al 1674, dal 1696  l'acquistò  Marzio Carafa  duca di  Maddaloni. Appartenne alla Famiglia  Carafa  fino all'eversione della feudalità (1806).

Nel corso dei secoli eventi catastrofici, quali terremoti e incendi, distrussero più volte l' antico centro storico, danneggiando gravemente il patrimonio documentale e testimoniale della città.

Ingente è il patrimonio storico-archeologico di Sant' Agata de' Goti. L' amore per le proprie origini e la passione per la ricerca storica di alcuni studiosi locali, hanno portato all' acquisizione di un notevolissimo numero di reperti archeologici di valore storico-documentale eccezionale; patrimonio che appartiene, non solo per fattori storici, alla cittadinanza santagatese . Tale patrimonio é allo stato disperso fra vari siti museali, ( tra cui  il British Museum di Londra) e ne viene impedita la ricomposizione in un' unico e coerente centro espositivo locale, quale sarebbe la sua destinazione naturale.

Sull'attuale nome della città due sono le teorie più accreditate.

Secondo una prima teoria l'attuale nome di Sant'Agata de' Goti risalirebbe al VI secolo d.C.,allorché i Goti, sconfitti nel 553  nella battaglia del Vesuvio, ottennero di rimanere nei territori come sudditi dell'Impero ed una colonia si sarebbe stabilita in questo territorio. Una seconda teoria invece sostiene che S. Agata debba l'appellativo de' Goti ai De Goth. Nel 1313 d.C. Roberto d'Angiò concesse il feudo di S. Agata alla famiglia guascona dei De Goth. Ed è solo e per la prima volta, nel 1502, comparve il toponimo Sant'Agatae de Goctis.

 

 

 

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Le città nella storia d’Italia – Francesco Abate e Isabella di Resta – La Terza

Da Saticula a Sant’Agata de Goti – Antonio Buonomo - Edizioni Samnium Medica

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